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La qualità del contenuto, ormai lo sappiamo, è tra i primi posti in termini di importanza in ambito web. Sia che si parli di siti, sia che si parli di web marketing, sia che si parli di social, la solfa non cambia: al contenuto bisogna prestare molta attenzione.

Se ne sono accorti anche in casa Facebook, dove l’ambizioso ma puntuale obiettivo di penalizzare e limitare il più possibile la circolazione di notizie false sta definendo la direzione di molte scelte strategiche. Il nostro News Feed, o meglio, le nostre bacheche non possono essere disseminate di fake news: non possiamo rischiare che gli utenti smettano di fidarsi.

I consigli di Facebook per scovare le fake news

Scarsa qualità e attendibilità sono fattori che il social sta provando a contrastare strenuamente, ma non è così semplice. Circa un mese fa, il social ha pubblicato il decalogo:10 suggerimenti per individuare le notizie false”.  Tra questi:

  • diffidare da titoli esagerati,
  • controllare bene gli URL,
  • prestare attenzione alla formattazione,
  • controllare le date,
  • verificare fonti e testimonianze.

 

Il progetto è stato così spiegato durante il Festival del giornalismo di Perugia da Adam Mosseri, capo mondiale del NewsFeed di Facebook, e Campbell Brown, capo delle news partnership di Facebook:

«Stiamo contrastando la diffusione delle fake news intervenendo con l’interruzione delle possibilità di guadagno legate a questi siti, costruendo nuovi prodotti e aiutando le persone a prendere decisioni più informate quando si trovano davanti alle notizie false – ha spiegato Mosseri -. Vogliamo creare una comunità più informata, per quanto non siamo un’azienda editoriale».

Ma sicuramente non ci si potrà affidare unicamente agli utenti per combattere questo tipo di “virus” dilagante all’interno del web.

Risolvere il problema delle notizie fasulle è possibile?

Per contrastare il fenomeno Facebook ha chiuso decine di migliaia di pagine che pubblicavano e diffondevano notizie fasulle e ha stretto un accordo con Google per combatterle. Inoltre, il social ha iniziato a mostrare etichette di alert su post poco affidabili per mettere in guardia gli utenti e ha affermato di voler assumere 3mila nuove persone per la gestione di segnalazioni di contenuti inappropriati.

[C’è da dire che questo secondo intervento è solo parzialmente connesso al discorso delle notizie fasulle e intrinsecamente legato ai casi di video estremamente violenti (suicidi, omicidi o torture) pubblicati sul social e rimasti visibili per molte -TROPPE- ore.]

Inoltre, Facebook starebbe implementando diverse tecnologie capaci di scovare fake news.

Tuttavia, come sottolinea Giorgio Taverniti in un’interessante riflessione sull’argomento, la soluzione a questo problema non andrebbe ricercata in un algoritmo. L’unica risposta possibile, a suo avviso, risiede in una maggiore consapevolezza degli utenti e nella capacità di assumersi la responsabilità delle proprie affermazioni e di trattenersi dal pubblicare dichiarazioni forti su argomenti in cui non si ha alcuna competenza.

E Google come si occupa delle fake news?

Per contrastare le fake news, già da diverso tempo, Google ha introdotto la figura del Quality Rater, con lo scopo di dare opinioni sui contenuti segnalandoli come “offensivi” laddove comunichino informazioni false. Questo in favore di testi le cui fonti siano autorevoli e i cui contenuti siano verificabili e ricchi di dati e fonti.

Ma non solo: il tipo di argomento trattato va ad influire sul ranking di una pagina nel motore di ricerca. Ad esempio, laddove si offrano consigli in ambito medico o economico la qualità è un elemento indispensabile poiché il contenuto potrebbe avere un forte impatto sulla vita degli utenti.

Negli ultimi mesi, inoltre, Google ha disabilitato AdSense per molti siti di notizie fasulle, offensive o poco attendibili con lo scopo di ostacolarli.

Cosa possiamo fare noi?

Saranno sufficienti gli interventi messi in atto? Probabilmente no, ma sono comunque tentativi che due giganti della nostra quotidianità come Facebook e Google non possono non fare. Resta comunque chiaro che la grande differenza la fanno gli utenti: creare titoli clamorosi e fuorvianti, citare grandi nomi travisandone le parole e pubblicare affermazioni importanti su argomenti di cui non abbiamo le competenze può renderci popolari e attirare like, ma ne sarà valsa la pena?

 

[Fonti: Sole24ore.com, Ansa.it, Telegraph.co.uk, Repubblica.it, “Le Fake News: un problema profondo!” – Giorgio Taverniti]