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Siti web e startup: parliamo di due parole che dovrebbero andare a braccetto. Questo perché, nel 2016, qualsiasi sia il prodotto o servizio che volete vendere, qualsiasi sia il pubblico target, qualsiasi siano gli obiettivi prefissati, avere una presenza online è indispensabile. Non è necessario investire fin da subito decine di migliaia di euro, né creare piattaforme troppo complesse e macchinose, ma bisogna sapere che oggi chiunque stia cercando quello che noi offriamo, lo sta cercando su internet.

È indispensabile essere presenti online anche solo per fornire i propri contatti, ma non si tratta solo di questo. Il web è uno strumento per farsi conoscere da chi sa cosa vuole e cerca qualcuno che possa darglielo. Ecco perché chi sta provando a inserirsi in un qualsiasi mercato deve trovarsi esattamente lì, proprio nel momento in cui l’utente effettua la ricerca, offrendo il meglio di sé e rispondendo alle sue esigenze nel modo più chiaro e diretto possibile.

Le startup italiane non sono online

Ma purtroppo, al momento, in Italia non è così. Ce lo dice Instilla, che si occupa di digital marketing e che ha realizzato un’analisi su tutte le imprese iscritte al Registro delle Startup aggiornato a dicembre 2015. Lo scopo era di estrapolare dati oggettivi basandosi su parametri indicati come standard da Google, quali:

  • la velocità di caricamento delle pagine del sito da mobile
  • la capacità di adattarsi ai dispositivi di accesso, ossia di essere responsive.

Ma durante l’indagine è sorto un “problema” inatteso e che ha ribaltato le aspettative di tutti. La questione infatti non è se le start-up abbiano o meno un sito responsive e veloce da mobile, ma se le startup abbiano o meno un sito in generale e, per quelle che ce l’hanno, se questo funzioni o meno. È infatti emerso che delle 5143 imprese iscritte nel registro solo il 58,3% ha un sito web e di questi siti uno su tre non funziona.

Il non funzionamento è dovuto a: siti non accessibili (errori o timeout del server), domini scaduti o in vendita, siti web in costruzione. Nello specifico, le attività iniziate nel 2009-2010 hanno più siti funzionanti di quelle iniziate nel 2014-2015. Questo in parte può essere spiegato pensando che le start-up più recenti non abbiano ancora avuto tempo/modo di ultimare il proprio sito web, ma non ci vuole un tecnico del settore per capire che 6 mesi, 1 o 2 anni sono davvero troppo tempo per essere presenti online con una pagina provvisoria “Sito in Costruzione”.

I siti online spesso non sono responsive

Ma veniamo ai siti online e funzionanti: cosa è emerso dall’analisi? Il test per verificare che i siti fossero responsive è stato effettuato tramite lo strumento messo a disposizione da Google e raggiungibile al presente link. Il fatto che un sito sia mobile-friendly significa che tutti coloro che lo visiteranno da mobile, ossia ogni anno una fetta sempre più ampia di mercato, lo visualizzeranno e navigheranno con facilità. E, dato che il numero di accessi da mobile in quasi ogni settore è in rapidissima crescita, questo parametro non può essere ignorato.

Secondo il report, quasi il 32% dei siti attivi analizzati a marzo 2016 non è responsive.

Gran parte di questi siti appartengono ad attività avviate 6-7 anni fa, ma incredibilmente sono stati trovati siti non responsive realizzati anche nel 2015, ossia pochi mesi fa.

Va da sé che anche l’ultimo test non abbia prodotti risultati particolarmente rosei: la page speed, ossia la velocità di apertura delle pagine da mobile, è risultata insufficiente in quasi il 70% dei casi. Le regioni più virtuose sono state individuate in: Trentino Alto-Adige, Umbria e Liguria, mentre le meno evolute in termini web sono Friuli Venezia Giulia, Basilicata e Marche. Per quanto riguarda i settori invece vincono software, servizi vari e pubblicità, e troviamo in fondo alla lista l’elettronica.

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Ne deriva quindi che le startup in Italia non sono digitali e che non prestano attenzione all’innovazione digitale per sfruttarne le potenzialità e raggiungere un pubblico più ampio. I problemi alla base di questi dati? Probabilmente una scarsa conoscenza del settore web, il timore di non saperlo affrontare, l’idea che per avere un bel sito si debbano spendere decine di migliaia di euro, o, dall’altra parte, che spendendone poche centinaia si possano raggiungere ampi risultati.

Insomma, come in ogni settore, anche nel web c’è bisogno di una guida per sapere come muoversi, dove investire e cosa aspettarsi.

[Fonti: Instilla.it]